Attesa per la decisione...

17 settembre 2012. L'Associazione FEDERMEDIALEX, che si occupa di divulgazione della ricerca scientifica in tema di mediazione ha ritenuto urgente coinvolgere il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per stimolarne l'intervento al fine di diffondere la "Cultura della Conciliazione", ritenuto vero snodo per agevolare l'ingresso effettivo di tale strumento nel nostro Ordinamento

 Di seguito si riporta il testo della lettera aperta, diretta anche alla sensibilizzazione del Capo dello Stato in vista dell'attesa decisione della Corte Costituzionale:

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LETTERA APERTA
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA GIORGIO NAPOLITANO

Sig. Presidente,

ci rivolgiamo a Lei quale massimo garante dei valori fondamentali, tutelati dalla Carta Costituzionale della
Repubblica Italiana.

La nostra è un’Associazione di categoria senza scopo di lucro, apolitica, apartitica, composta da Organismi, Enti e Mediatori Professionisti, con la finalità di sostenere la cultura della Mediazione e l’accrescimento professionale dei suoi operatori.

Siamo assolutamente certi che l’introduzione di tale Istituto nel nostro ordinamento giuridico, costituisca una conquista di civiltà e di progresso della società italiana, sia sul piano della realizzazione di una giustizia giusta, più efficiente ed accessibile, sia sul piano della pacificazione sociale, in quanto capace di stimolare gli individui alla risoluzione bonaria dei conflitti ed alla riscoperta del valore della solidarietà (Cfr. Sentenza Corte Costituzionale n. 276 del 2000).

Al di là della perfettibilità tecnica della legge che l’ha introdotto, dei dubbi di costituzionalità che ancora oggi lo opprimono, della rigida opposizione, spesso pregiudiziale, di cui è stato oggetto soprattutto da parte di alcune categorie, l’istituto della Mediazione ha suscitato enorme interesse nelle decine di migliaia di persone che vi hanno investito, creando Organismi ed Enti di Formazione, diventando e formandosi al ruolo di Mediatore e intravedendovi un valido strumento, da utilizzare immediatamente per la risoluzione alternativa delle controversie.

Non crediamo sia consentito al nostro Paese fare passi indietro nell’implementazione effettiva di questo Istituto, che costituisce già patrimonio di molti Stati Europei, con i quali abbiamo il dovere di stare al passo, anche in virtù dei vincoli e principi derivanti dalle Direttive comunitarie (una per tutte la Direttiva 52/2008) ed in particolare sia dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 13 settembre 2011 (sull’attuazione della Direttiva sulla Mediazione negli Stati membri), sia la Raccomandazione del 4 aprile 2001, n. 310/CE che alla lettera C comma 3 prevede che la procedura di A.D.R. sia gratuita, o qualora, vi siano costi, essi devono modici e proporzionati all’importo oggetto della controversia.

Si noti che la Risoluzione citata è intervenuta quando erano già pendenti presso la nostra Corte Costituzionale (che dovrà decidere il prossimo 23 ottobre) varie eccezioni di illegittimità costituzionale.

Temiamo, però, che, se non adeguatamente sostenuto, l’Istituto della Mediazione possa rischiare di naufragare dinanzi alla difficoltà di penetrare davvero nel tessuto sociale ed entrare nella cultura, nelle conoscenze, nelle abitudini del cittadino comune.

E’un fatto, purtroppo, che, a distanza di tempo dalla sua introduzione questi ne sappia ancora troppo poco. Ci si sarebbe aspettati che, consideratane la portata innovativa e, potremmo dire, quasi salvifica rispetto allo stato critico della nostra Giustizia, si sviluppasse intorno alla mediazione un dibattito che andasse al di là degli addetti ai lavori ed entrasse nelle case degli italiani, nei dibattiti televisivi, nella quotidianità della vita sociale.

Purtroppo, ciò non è accaduto e per la reale affermazione della Mediazione rischia di essere l’ostacolo più grande.

Di qui, il proposito di rivolgerci a Lei, al quale rispettosamente, ma anche calorosamente, chiediamo di attivarsi presso gli Organi Istituzionali, affinché ne promuovano la massima divulgazione, attraverso adeguate campagne informative.

Nel tempo di crisi, economica e non solo, che attraversiamo, coltivare idee nuove può contribuire ad aprire la mente e stimolare ripartenze: siamo certi che la mediazione possa essere annoverata a buon diritto tra queste idee nuove” e che ciò non sia sfuggito alla lungimiranza alla quale Lei, signor Presidente, ci ha abituati in questi anni.

Voglia gradire l’espressione della nostra più alta considerazione e fiducia ed il sentito ringraziamento per quanto vorrà fare.

Roma

Il Presidente Associazione FederMedialex

Paolo Fuoco"

Nel frattempo, circola negli ultimi tempi la notizia - ancora non confermata da fonti istituzionali - che la Corte di Giustizia Europea abbia "anticipato" la Corte Costituzionale italiana, pronunciandosi sull'obbligo della c.d. media-conciliazione.

La Corte, chiamata a decidere in sede di rinvio pregiudiziale sulla questione devolutale da un Giudice di Pace,
osserva, in primo luogo, che ”…la mediazione obbligatoria, pur ponendosi come misura restrittiva rispetto all’
accesso al giudice, è giustificata dal fatto che essa realizza legittimi obiettivi di interesse generale, tra cui quello della composizione più rapida delle controversie, che è fissato specificatamente nell’interesse delle parti”.


In particolare, il termine di quattro mesi non è considerato tale da comportare un ritardo nell’introduzione di un successivo eventuale giudizio.
Secondo i giudici del Lussemburgo, l’obbligo del tentativo di mediazione con riferimento a specifiche controversie rappresenta una misura ”idonea e non manifestamente sproporzionata” a perseguire obiettivi di fondamentale importanza quali la riduzione dei tempi di giustizia e la riduzione del contenzioso giudiziario, con evidenti ricadute positive in tema di efficienza complessiva dell’amministrazione pubblica.
Per quanto concerne le misure sanzionatorie, dirette ed indirette, previste dal decreto legislativo n. 28 del 2010, ad una prima lettura la posizione della Corte di giustizia appare più articolata.

Se da un lato, infatti, i giudici sembrano ritenere legittima la condanna al pagamento di una somma equivalente al contributo unificato dovuto nei confronti di chi non abbia partecipato, senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione, dall’altro maggiori perplessità suscita la previsione di conseguenze sfavorevoli, sul piano delle spese di giudizio, per la parte che non abbia ritenuto di accettare una proposta del mediatore, cui il provvedimento che definisce il giudizio dovesse poi pienamente corrispondere.


Sul punto, infatti, la Corte di giustizia sottolinea come un sistema sanzionatorio che ”…prevede che il mediatore possa e a volte debba, senza che le parti possano opporvisi, formulare una proposta di conciliazione che le parti sono indotte ad accettare per evitare di incorrere in determinate sanzioni economiche, non è in grado di consentire alle parti di esercitare il diritto di decidere liberamente quando chiudere il procedimento di mediazione e pertanto non appare in linea con la ricerca consensuale dell’accordo di mediazione”.


D’altra parte, in relazione a quest’ultimo profilo, non rappresenta certamente un dato casuale il fatto che i
regolamenti della maggior parte degli organismi di mediazione prevedono che i mediatori possano avanzare proposte conciliative solo ed esclusivamente in presenza di un’istanza concorde in tal senso di tutte le parti.

In attesa di conferme ufficiali, si è ritenuto comunque importante riportare la notizia, data la sua importanza.